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Croazia 2022 – Dalmazia Meridionale

23 anni di camper senza essere mai andati in Croazia !

I motivi erano molteplici: molti feedback negativi di amici camperisti che non erano rimasti soddisfatti sia per l’affollamento che per il mare che, seppur decantato e trasparente, era descritto come gelido, poco popolato da pesci e privo di spiagge sabbiose. Poi la mancanza di onde rendeva poco attraente un surf trip sull’altro lato dell’ Adriatico per uno come me che da anni aspettava l’ estate per  andare a fare surf sulle coste dell’Atlantico.  Anche il vento era messo in discussione. Poco in estate, e relegato a due o tre zone (Istria, Sabbioncello e Brac), le uniche a raccogliere e canalizzare le correnti termiche di maestrale.

Insomma, pur essendo una meta vicina, non si trattava di un viaggio semplice; alla fine bisognava decidere o per un lungo periplo su strada o per il traghetto da Ancona o da Bari con costi abbastanza elevati in rapporto a tratte di pari o maggiore lunghezza verso Sardegna o Spagna.

Ma il 2022 per me è l’anno del wing, di questa “macchina infernale” alla quale basta uno specchio anche piccolo di acqua piatta e un po’ vento anche leggero per regalare sensazioni adrenaliniche e tanto divertimento. Era quindi venuto il momento di progettare finalmente un viaggio in Croazia che, sulla carta, aveva tutte le caratteristiche per coniugare un’esperienza di viaggio in un paese ricco di storia e tradizione ad una vacanza sportiva in un contesto molto vario, tutto da scoprire.

Spalato

Partiamo  il 24 giugno da Ancona con la Snav per Spalato. Al mattino presto siamo già alla dogana (la Croazia non ha aderito al trattato di Schengen e i controlli, anche per chi viene dall’Italia, sono abbastanza serrati). Tramite la app “Park4night” avevo individuato un parcheggio custodito a pagamento proprio davanti all’imbarco. Lasciamo il camper al sicuro e ci incamminiamo a piedi sul lungomare per raggiungere la principale attrazione della città, il Palazzo di Diocleziano.

Prima però passiamo per un money change per cambiare un po’ di euro in Kune Croate; è l’ultimo anno della Kuna per cui chi leggerà questo articolo il prossimo anno non avrà più problemi di cambio e relativi calcoli di conversione.

Il palazzo di Diocleziano è uno dei monumenti meglio conservati dell’architettura romana. Rappresenta una sintesi tra una sfarzosa villa imperiale ed un “castrum” militare.  Il palazzo ha una costruzione rettangolare con quattro grandi torri angolari e quattro torri più piccole e una porta su ciascun muro. E’ possibile visitare i sotterranei che hanno mantenuto le caratteristiche dell’ originale edificio, mentre la parte esterna è stata adattata nel corso dei secoli alle esigenze di vita degli abitanti, sovrapponendo stili architettonici diversi e un aspetto più barocco.

Dopo una bella passeggiata tra i vicoli del Palazzo di Diocleziano e della città vecchia, passando per i mercati della frutta e del pesce e dopo uno spuntino in una graziosa piazzetta (il nostro primo assaggio della cucina locale), siamo di nuovo in camper diretti a sud.

Abbiamo infatti deciso di raggiungere Dubrovnik che sarà il punto più meridionale del nostro viaggio per poi risalire la costa piano piano fino a Zara che sarà il porto di imbarco per il nostro rientro in Italia.

Dubrovnik (Ragusa)

Per fare prima utilizziamo l’autostrada; la costa la vedremo risalendo, anche se, avendo più tempo a disposizione sarebbe meglio percorrerla verso sud per godere al meglio dei panorami sul mare.

Per arrivare a Ragusa (il nome italiano di Dubrovnik) impiegheremo molto più tempo di quello stimato. Manca ancora un mese all’inaugurazione del ponte di Peljesac che dal mese di agosto di quest’anno consentirà di aggirare la doppia dogana della Bosnia, i relativi controlli e le lunghe file.

Comunque in serata siamo a Srebreno (qualche km più a sud della città) e ci posizioniamo nell’ autocamp Matkovica, decisamente spartano ma consigliato per la sua posizione, comoda per raggiungere Dubrovnik in taxi boat senza stress.

In Croazia è vietato il campeggio libero (le multe sono salate e non conviene proprio provarci), ma ci sono tante soluzioni per sostare oltre a quella di entrare nei campeggi più grandi e costosi. Una di queste è costituita dagli “autocamp”, quelli che noi definiremo “aree di sosta”, spesso realizzati da privati nei loro terreni di proprietà. Il costo è variabile ma difficilmente superiore ai 25 euro a notte con corrente e servizi. In alternativa si può dormire nelle stazioni di rifornimento autostradali o nei parcheggi di qualche ristorante (dopo aver consumato e chiesto al proprietario l’autorizzazione).

Nel nostro viaggio a parte la sosta più lunga a Kuciste, dormiremo sempre e solo in autocamp o parcheggi autorizzati evitando nel modo più assoluto i grandi campeggi, ricchi di servizi per noi inutili, dispersivi e costosissimi.

Dopo un piacevole bagno al tramonto al mare di Srebreno, il mattino successivo prendiamo il taxi boat (biglietto fornito direttamente da Daniela, la proprietaria dell’autocamp) e con una piacevole navigazione di circa 40 minuti lungo la costa dove (soprattutto a Kupari) ancora sono ben presenti le ferite della guerra del 91-95, arriviamo a Dubrovnik entrando trionfalmente nel modo più scenografico e suggestivo !

Fa caldo ma il giro delle mura è imperdibile e talmente bello che non sentiamo alcun disagio.

Non mi azzardo a riassumere la storia di questa città perché impiegherei davvero troppe righe, mi basta dire che quella storia si respira in ogni angolo. La fortificazione è sopravvissuta ai secoli e agli assedi più duri e la sua posizione scenografica da togliere il fiato ha ispirato molti film tra cui la famosa serie tv “il Trono di Spade”.

Nel pomeriggio torniamo al camper e ci concediamo un altro bel bagno prima di cena.

Peljesac (Sabbioncello)

Al mattino lasciamo Dubrovnik e ci dirigiamo verso la prima sosta “lunga” del viaggio.

La penisola di Peljesac è una della attrazioni più interessanti della Dalmazia meridionale. Una lingua di terra che si protende nell’Adriatico, punto di partenza se si vuole visitare anche la bellissima e vicina isola di Kurzola. Un territorio famoso per gli allevamenti di Ostriche (Mali Ston) e per i vigneti che forniscono l’uva per i migliori vini Croati.

Superiamo il villaggio di Ston, forse non molto conosciuto ma decisamente importante non tanto per le saline o per la coltura delle ostriche, quanto soprattutto per la cinta muraria che protegge il tratto di terra che unisce la penisola alla terraferma e che costituisce  il secondo complesso del genere per lunghezza al mondo (solo la Muraglia cinese sembar sia più lunga !).

Dopo circa 40 km di strada molto panoramica, raggiungiamo Kuciste poco prima del villaggio di Viganji. Si tratta dello spot di windsurf e kite più famoso della Croazia. Qui il vento sia da sud, ma soprattutto da ovest, si incanala nello stretto braccio di mare che separa Pelsejac da Kurzola accelerando e generando un termico molto forte.

Sebbene il punto più ventoso sia qualche km più avanti (appunto a Viganji) noi preferiamo fermarci a Kuciste al camping Palme in quanto più tranquillo e protetto dal vento e con una bellissima spiaggia di ciotoli a pochi metri.

Ci assegnano una piazzola “premium”; basta attraversare la strada e siamo dentro l’acqua ! e che acqua ! Volevamo fermarci 4 giorni e invece decidiamo subito di prolungare a tutta la settimana la sosta in questo luogo magico.

Nonostante le previsioni meteo siano davvero negative per il vento, uscirò tutti i giorni almeno con 12 nodi e verso la fine della settimana, quando finalmente il vento ruoterà ad ovest avrò modo di provare lo spot anche con il suo maestrale che si distenderà generoso oltre i 20 nodi come da attese.

Sono tra i pochi a praticare wing e la mia attrezzatura incuriosisce e sono in molti a chiedere informazioni e consigli. Alterniamo windsurf (per Adriana) e wing per me a qualche passeggiata in bici, al nuoto e al sup.

La sera del 30 giugno prendiamo un taxi boat che parte da un molo accanto al camping e andiamo a visitare la cittadina di Kurzola (capoluogo dell’omonima isola), dove si festeggia il “capo di mezzo anno”. Una serata divertente tra parate in maschera, concerti e sagre, in una bellissima cittadina che qualcuno definisce una Ragusa in piccolo e alcuni ritengono (anche se la cosa è discussa) essere località di nascita di Marco Polo.

Kuciste e gli amici conosciuti mi rimarranno nel cuore e spero di tornarci un giorno perché l’aria che si respira lì mi ha riportato ai viaggi in Grecia degli anni ’90. Il tempo sembra davvero essersi fermato a Sabbioncello !

Capocesto e Murter

E’ passata (volata) una settimana ed è ora di muovere le tende, anzi il camper, per risalire verso nord. Dopo una breve indecisione se riaffrontare il doppio confine della Bosnia, optiamo per traghettare da Trappano a Porto Tolero, soluzione che si rivelerà super vincente facendoci risparmiare quasi 100 km di viaggio e le lunghe file ai check point con una spesa davvero irrisoria di 26 euro e soli 50 minuti di piacevole e panoramica navigazione.

Risaliamo la costa di Macarsca, bella ma, forse per via della guida sul lato interno, non così interessante come avrei immaginato e dopo aver superato Spalato e aver deciso di rinunciare alla sosta a Trogir per via del gran caldo, arriviamo nella zona di Capocesto e cerchiamo un autocamp.

La scelta cade su un piccolo autocamp nel verde di una villa privata davanti al mare a Grebastica. Il nome dell’autocamp è “mistral” e non a caso soffia un simpatico vento termico che mi farà volare per un paio d’ore in uno fazzoletto d’acqua nel fiordo lì davanti.

Su questo devo dire che la Croazia si è rivelata una sorpresa e il wing, assieme al sup gonfiabile, l’equipaggiamento ideale per divertirsi in tutte le occasioni possibili. I fondali sono subito profondi e quindi ideali per il foil e con un po’ di esperienza si possono sfruttare spot che non sarebbero assolutamente accessibili a windsurf o peggio ai kite. Inoltre non è vero che la Croazia non è ventosa. Ovviamente dipende dall’intensità che si cerca, ma è molto frequente che all’ora di pranzo si generi vento termico che si incanala tra le isole. L’importante è tenere d’occhio le previsioni e studiare le soste su coste che abbiano una posizione favorevole alla direzione della corrente.  Per esempio è molto facile trovare spot adatti anche ai venti dei quadranti orientali (la bora su tutti) dato che la quantità di promontori, isole e penisole consente sempre di trovare uno spot esposto a quella direzione.

La sera, dopo un aperitivo con una fredda “Karlovacho” (buonissima lager croata), sfruttiamo il barbeque lasciato dai nostri vicini per cucinare qualcosa alla brace. Al mattino successivo lasciamo Grebastica diretti a Murter.

Murter è sicuramente interessante anche per le sue spiagge, soprattutto quelle sul versante ovest. Per noi la sosta era fondamentalmente dettata dal fatto che si tratta del miglior punto di partenza per la visita dell’arcipelago delle isole Incoronate. Per questo motivo ci fermiamo all’ autocamp Plitka Vala poco prima di Bentina e del porto turistico di Murter raggiungibile con 10 minuti di facile pedalata.

Non è un camping che definirei bello, non ha spiaggia, è molto affollato e la maggior parte dei frequentatori lo utilizza in modo stanziale, come punto di sosta per mettere in acqua il gommone o la barca e visitare le isole circostanti.

Non troviamo un posto in prima fila e fa molto caldo. La sosta alla fine si rivelerà una grande delusione in quanto scopriremo che la visita all’arcipelago è sostanzialmente prevista solo con grossi barconi da non meno di 50 persone, con tanto di pranzo turistico a bordo e poche soste per il bagno in approdi dedicati (essendo parco naturale). Non ci va di passare una giornata con il caldo su una barca turistica e soluzioni con imbarcazioni più piccole sono inaccessibili (salvo non trovare altre persone disposte a dividere la spesa che non è inferiore ai 400 euro).

La mattina ci svegliamo con la bora (leggera per fortuna), perfetta per fare un paio d’ore di wing prima di ripartire. Purtroppo mentre sono in acqua qualcuno decide di rubarmi la sacca della tavola da wing che avevo lasciato sulla riva, creandomi non pochi problemi logistici per il resto del viaggio. Insomma una sosta non fortunata e un campanello di allarme che ci fa alzare un po’ la soglia di attenzione decisamente abbassata dal clima di fratellanza e serenità respirato sino a quel momento a sud e soprattutto a Sabbioncello.  

Dopo aver imprecato non poco e aver riposto la tavola sul letto (senza sacca non la potevo più legare sul tetto), ripartiamo.

Ugljan

Ho voglia di dimenticare questo episodio, ho bisogno di un posto tranquillo, dove tornare a respirare il clima di fiducia con il quale avevo trascorso la prima settimana.

Seguendo il consiglio di Mario, conosciuto su un gruppo facebook cui mi ero rivolto per avere più informazioni possibili utili ai nostri spostamenti, ci imbarchiamo a Biograd (Zaravecchia) per le isole di Pasman e Ugljan tra loro collegate da un ponte. I traghetti della Jadrolinija sono tutto sommato abbastanza economici (noi abbiamo sempre pagato cifre intorno ai 30 euro per camper e due persone) ed è facile reperire sul web gli orari. E’ comunque consigliabile di recarsi all’imbarco con un pò di anticipo in quanto non è prevista la prenotazione per le bevi tratte che collegano le isole e quando il traghetto è pieno è necessario attendere quello successivo.

Mario, che ha la casa lì da vent’anni e si trasferisce a Preko ogni estate, ci ha consigliato una baia a nord vicino Ugljan villaggio. Così, facendoci guidare dal navigatore, arriviamo in una baietta incantevole e troviamo posto proprio sul mare all’ autocamp Marijo.

Ci fermiamo lì tre notti. La baia è bellissima anche pur se esposta ai venti di bora che continuano a soffiare anche se con un’intensità moderata. Conosciamo Mario e Miriam che ci vengono a trovare con la loro barca e dal camp partiamo per una piacevolissima escursione in bici.

Per fortuna l’isola a nord non è montuosa e anche senza le ebike riusciamo a pedalare e a scoprire spiagge bellissime e riparate dal vento, come quella di Juzna Luka a nord ovest cui arriviamo seguendo un single track lungo la costa partendo dalla chiesetta di Kuzma i Damjan.

E’ tempo di lasciare anche Ugljan. Manca circa una settimana e dobbiamo assolutamente visitare i laghi di Plitvice, Zara e fare ancora un po’ di mare all’ isola di Pag, ma questo ve lo racconterò nel prossimo articolo nel quale vi fornirò anche le mie personali conclusioni su questa esperienza, raccontandovi cosa ci è piaciuto e cosa meno di questo bellissimo paese.

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