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Antica Monterano e Mola di Oriolo

Sarebbe una escursione per certi versi adatta a tutti in quanto presenta la possibilità, per chi non è allenato e per i meno esperti, di accorciare il giro e limitarsi a percorrere una ventina di km prevalentemente su strade carrarecce tra Oriolo e l’ Antica Monterano.

Noi abbiamo voluto aggiungere un pizzico di pepe alla nostra uscita e abbiamo unito due tracce per un totale di circa 40 km e quasi 900 d+ attraversando la riserva della Bandita,

Ecco il mio video racconto dell’uscita e a seguire un resoconto più dettagliato per chi volesse ripercorrere il nostro giro.

Il giro parte dalla piazza di Oriolo Romano. La strada si snoda senza particolari strappi e difficoltà nella splendida campagna della Tuscia, tra pascoli e qualche zona boschiva. Visto il periodo di apertura della caccia conviene rimanere sulle strade e i sentieri principali evitando di avventurarsi su vie meno battute.

La prima sosta la facciamo alla Mola di Oriolo.

Il parco della Mola, prende il nome dal vecchio molino, costruito nel 1573 dal feudatario Giorgio Santacroce. La costruzione sfruttava le acque del fiume Mignone  per realizzare la molitura del grano. La Mola, detta del Biscione, è immersa nel verde in un’area dove non mancano sorgenti termali tipiche del territorio Viterbese. La più interessante è quella della Mola stessa, caratterizzata da acqua tra i 25 e i 28 gradi centigradi e da abbondanti emissioni gassose. Accanto alla Mola una graziosa cascata si getta in un laghetto che sicuramente con la bella stagione potrebbe essere occasione anche di bagnetto tonificante !

Proseguendo, il tracciato continua ad alternare tratti aperti a parti boscose, fino a raggiungere il bivio nel quale il gruppo si è diviso; alcuni hanno deviato per raggiungere direttamente l’ Antica Monterano, mentre noi, con il grosso del gruppo, abbiamo allungato il giro verso la riserva della Bandita.

Dopo aver guadato il fiume Mignone (l’acqua è  bassa, appena pochi centimetri, e il guado non presenta particolari problemi ), ci siamo trovati la strada sbarrata da un cancello per il pascolo insolitamente chiuso. Da lì parte la salita più impegnativa del giro che porta sulla sommità del monte che sovrasta Vejano e dopo aver scavalcato un altro sbarramento (per fortuna era l’ ultimo)  inizia la discesa verso l’ Antica Monterano e le solfatare che si trovano nella sottostante valle.

Un sentiero molto scassato, (più definibile una ippovia) al limite delle mie capacità tecniche (in più punti mi ha costretto a scendere dalla bici) e il fondo molto fangoso hanno reso la discesa abbastanza impegnativa ma altrettanto divertente.

E finalmente siamo all’ Antica Monterano, sotto il profilo storico e artistico l’attrazione maggiore del giro !

Un tempo prestigioso feudo di importanti famiglie, (Orsini e Altieri) oggi il borgo fantasma, è un suggestivo agglomerato di rovine su un’altura di tufo incastonata tra le gole in cui scorrono il fiume Mignone ed il torrente Biscione.

Le origini del borgo risalgono all’epoca etrusca, e vedono succedersi dominazioni romane prima e longobarde poi, entrambe desiderose di sfruttare la strategica posizione di questo territorio. Il borgo raggiunge il suo massimo splendore in epoca medievale, quando è circondata da mura difensive e diviene uno dei centri più importanti dell’area Sabatina.

Grazie ad un Altieri, Papa Clemente X,  il villaggio assume un incredibile prestigio e si popola di numerose opere architettoniche e scultoree di un giovane Bernini. Con la morte del Pontefice però inizia una lenta e ingloriosa agonia che porta il piccolo borgo verso la decadenza, accelerata da un’epidemia di malaria prima, e da un devastante saccheggio da parte delle truppe napoleoniche poi. Nel XVIII secolo. Monterano diventa la città fantasma che troviamo oggi.

Il giro è quasi finito e dato che non ci attendono particolari difficoltà per tornare a Oriolo, ci concediamo una sosta più lunga per mangiare qualcosa e per fare qualche  foto  (e anche il video suggestivo con il piccolo Mavic che avete visto nel video).

Impossibile non rimanere senza fiato davanti all’antico acquedotto romano, che sembra una gigantesca porta di accesso alla città, al palazzo baronale degli Altieri, alla fontana ottagonale di Monterano e al seicentesco Convento di San Bonaventura, (senz’altro l’edificio più noto di Monterano, location di numerosi film tra cui  “Ben Hur”,“Guardie e Ladri” del 1951 di Mario Monicelli, ma soprattutto “Brancaleone alle Crociate” e “Il Marchese del Grillo” con il grande Albertone Sordi).

Arriviamo alle macchine che è quasi notte, stanchissimi ma appagati dal fascino di questi luoghi che posso senz’altro annoverare tra i più belli e suggestivi del Lazio.

E’ probabilmente l’ultima escursione del 2020 e sappiamo che presto i nuovi provvedimenti anti covid ci impediranno per parecchio tempo di allontanarci dalla capitale. Un brindisi finale di augurio per un anno migliore e si torna a casa.

One Comment

  • fabrizio

    Complimenti per l’affasciante percorso e per l’accurata descrizione sicuramente un giro da ripetere. Il filmato del drone è un must che rende onore a questi magici luoghi… !!

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