E-bike

Alla ricerca della Piramide

La Tuscia è una fonte inesauribile di risorse naturali, storiche e archeologiche in grado di soddisfare gli escursionisti e i biker più esigenti.  

Con questa escursione percorreremo circa 40 km nell’area tra Vitorchiano e Bomarzo alla ricerca di vestigia Etrusche e soprattutto del poco conosciuto Sasso del Predicatore noto anche come la Piramide di Bomarzo. 

Per chi va di fretta, questo è il video racconto di questa incredibile avventura.

Partendo da Vitorchiano la prima tappa è Corviano. Sul punto più alto di una rupe che è posta su un pianoro di tufo e peperino tra i boschi di Vitorchiano e Bomarzo, si raggiunge una base rocciosa a strapiombo sulle vallata che regala una vista sconfinata sui territori a nord del Viterbese. 

Sullo sperone tufaceo si trovano una serie di grotte/caverne con finestre che offrono una vista eccezionale dal loro interno. Un susseguirsi, dunque, di abitazioni ipogee createsi (probabilmente) in modo naturale e sicuramente utilizzate nell’antichità come vere e proprie residenze. 

Percorrendo il ben segnalato sentiero che cammina in cresta (non facilmente pedalabile, a tratti esposto e che impone alcuni passaggi a spinta anche su ripide balze di roccia) si raggiunge una necropoli con impressionanti presenze di sepolture antropomorfe (sarcofagi in pietra). 

Torniamo sulla carrareccia da cui eravamo arrivati e dopo un guado, attraverso veloci trail con qualche strappo in salita non trascurabile, arriviamo a Bomarzo.  

Dopo una breve sosta per recuperare un po’ di energia ci avviciniamo alla zona del Tacchiolo per cercare una via che ci consenta di raggiungere l’attrazione principale della nostra escursione, il Sasso del Predicatore. Abbiamo il punto esatto indicato sulla mappa dei nostri gps ma il sentiero ci costringe a lasciare le biciclette nel bosco (sorvegliandole a turno) per percorrere gli ultimi 200 mt eccessivamente scoscesi. 

Nascosta tra i boschi, e avvolta dalla fitta vegetazione, la Piramide Etrusca (o Piramide di Bomarzo) ricorda – per la forma del suo tronco – gli altari religiosi degli indios del Sud America.  

La potenza e suggestione del luogo è tale che, anche a distanza di millenni, non ci vuole molta immaginazione, per calarsi nella magia che il posto evoca.  

Secondo gli archeologi si trattava di un luogo religioso frequentato forse già dal IV millennio avanti Cristo dagli antenati degli etruschi, i Rinaldoniani, i “giganti” arrivati da oriente via mare intorno al V secolo a.C.  

Un altare per venerare gli dei, sulla cima del quale (accessibile attraverso i gradoni) si sarebbe recato il sacerdote per effettuare con ogni probabilità cerimonie e riti sacrificali, come testimonia una canaletta di scolo, che quasi certamente serviva a convogliare i fluidi corporei degli animali sacrificati in onore degli dei.

Comincia ad essere tardi e ci incamminiamo verso la strada del ritorno. 

Percorriamo un lungo sentiero non senza qualche difficoltà che ci porta attraverso la Forra di Chia prima alle famose cascate di Fosso Castello e poi alla Torre di Chia o castello di Colle Casale, risalente al 1200 e appartenuto, nel corso dei secoli, agli Orsini, ai Lante della Rovere, ai Borghese e anche a Pier Paolo Pasolini che si era innamorato della zona dove girò alcune scene del film “Il Vangelo secondo Matteo”. 

Torniamo quindi alle macchine ormai in piena notte, attraverso facili carrarecce e con la temperatura ormai tornata vicino allo zero. 

Una splendida escursione sicuramente da ripetere in una stagione più mite e con giornate più lunghe.

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